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Poesia dedicata a Leucasia Convertir en PDF Version imprimable Suggérer par e-mail

ANNA ROSA POTENZA  docente di Materie letterarie, scrittrice e pittrice salentina, nata a Taurisano, provincia di Lecce, è presidente dell’associazione culturale Salento: arte, musica, poesia 2004, che opera nel territorio locale e nazionale, con la presentazione di concerti, di libri, di mostre d’arte, ecc.  Ha pubblicato:

·        Guida del centro storico di Taurisano. (A guide of Taurisano and its historical centre) Grafierre, Taurisano (LE),1999

·        Leuca, una perla ai confini della terra, Ed.Leucasia, Presicce 2004

·        Nel nome dell’amore, Grafierre , Taurisano 2004

·        La leggenda di Leucàsia sirena di Leuca, Grafierre 2005

Nel campo della pittura ha partecipato a mostre e rassegne d’arte contemporanea varie presso la Galleria Forum Interart di Roma e collabora con quotidiani e periodici locali e nazionali, dove ha pubblicato numerosi articoli e recensioni critiche di carattere letterario.

LA TRAMA DELLA LEGGENDA DI LEUCASIA,

SIRENA DI LEUCA                                                 

 di  Anna Rosa Potenza, Ed. Grafierre 2005

 

Nella parte estrema del tacco d’Italia, ai confini della Terra, viveva una volta  una  fanciulla di straordinaria bellezza che si chiamava Leucasia. La Natura oltre ad averle regalato tanta bellezza, l’aveva dotata di una voce divina, che penetrava nel cuore e incantava chiunque l’ascoltasse. Il suo modo di porsi nei confronti della vita era travolgente, unico, originale e creativo in tutte le sue scelte. La fanciulla del mare, come la chiamavano gli abitanti del borgo, aveva un cuore grande ed inquieto.. Le piaceva nuotare più di qualsiasi altra cosa nelle acque di quel mare che ogni mattina come le braccia di un uomo l’avvolgeva teneramente e la coccolava con carezze di onde piene di spuma.. Tutti gli dei dell’Olimpo seguivano i progressi di quella fanciulla così determinata ed intraprendente. Athena era molto orgogliosa di lei, Afrodite, con un pizzico d’invidia, preferiva ignorarla, Poseidone, ne era perdutamente innamorato e, quando la vedeva comparire da lontano, calmava le onde, placava i venti e la cullava dolcemente nel suo mare. In seguito, la fama di Leucasia giunse anche alle orecchie del re di Creta, Melisseo, un giovane dagli occhi color del cielo e dai capelli lucenti come il sole, che appena vide Leucasia se ne innamorò perdutamente, scatenando inconsapevolmente  la gelosia e l’ira di Poseidone la  cui vendetta non tardò ad arrivare. Egli fece  liberare dalle profondità della terra, dove era rinchiuso, il terribile Ristòs,  il quale dopo aver attaccato l’imbarcazione del giovane re cretese s’avventò sul suo corpo colpendolo mortalmente. Leucasia, che prima aveva assistito impotente dal molo alla terrificante scena, raggiunse Melisseo, nuotando a perdifiato. Con l’aiuto dei suoi fedelissimi delfini, cercò di trasportarlo a riva e, disperata, invocò l’aiuto di Athena. Ma fu tutto inutile. La saggia dea pietrificò il mostro marino, ma non riuscì a salvare Melisseo. Giunta ai piedi del promontorio japigio Leucasia adagiò delicatamente il corpo esanime del suo adorato re tra le bianche rocce, che si aprirono, lo accolsero pietosamente e  si richiusero su di esso. Ma Leucasia non si rassegnò . Con tenacia e coraggio decise  di scendere nel Regno degli Inferi per riprendersi Melisseo.  Poseidone, intanto, tentò ulteriormente di impedire la ricongiunzione dei due innamorati:rapì la fanciulla con un’onda poderosa e la portò nelle profondità degli abissi del suo regno. Athena intervenne ancora una volta a favore di Leucàsia e, avvolgendola in una luce divina, la trasformò in una splendida sirena.

 Passarono gli anni, i secoli, i millenni; da allora la bella sirena, triste e solitaria, continuò a cullare il ricordo di Melisseo, nelle notti di luna cantando ai marinai di passaggio la sua infelice storia d’amore. E continuò per sempre a nuotare, come sempre aveva fatto, in quelle acque cristalline di quel paradiso del sud, ai confini della terra. Gli abitanti del luogo commossi chiamarono il loro paese Leuca, in ricordo della bella e abile sirena; il promontorio  del mostro pietrificato fu denominato punta Ristola   e la parte terminale del promontorio japigio sul quale fu costruito un tempio sacro alla dea Athena, prese il nome di punta Mèliso in onore al re cretese Melissèo.

 Qualcuno dice che nel primo plenilunio di settembre,  verso mezzanotte, si senta da lontano una dolcissima voce provenire dal mare, un canto melodioso cui fa seguito un fenomeno mirabile che si ripete annualmente. Dalla punta estrema del Mèliso, sgorga dalla roccia nel mare un leggero rigagnolo di sangue dorato mentre una voce sommessa  chiama ripetutamente il nome di Leucasia.   E’  Melisseo che chiama il suo perduto amore. .

  Si  dice che subito dopo questo gemito, tra le onde s’intraveda una strana creatura a forma di pesce, che agita quel tratto di mare, creando dei gorghi vorticosi. E’ Leucasia che sotto i raggi della luna risplende come il sole, e nuota freneticamente  avvicinandosi alla grotta  dove Melisseo la aspetta ansioso di riabbracciarla e baciarla teneramente ripetendole: “Nessuna morte può separare l’amore vero, nessuna morte potrà separarmi da te amore mio!”

 Alle prime luci dell’aurora, i due innamorati sono costretti a separarsi.

Leucasia dopo un ultimo abbraccio con un colpo di coda  si immerge nel mare, nel fondo più profondo, negli abissi, negli anfratti più nascosti sulle melodie di uno straziante canto d’amore.

 

CANTO D’AMORE DI LEUCASIA E MELISSEO Leucasia, creatura del mare

donna  Sirena

canta per me

nella pioggia di tanto dolore

nelle notti di luna e di stelle

la malinconia e la dolcezza

del tuo perduto amore.

Un altro plenilunio ancora

un’altra primavera ci aspetta

un’estate che ritorna nel tuo abbraccio

nel vento che giunge dal mare

mentre passano veloci

le stagioni della vita.

Verrò  limpida a te

come la pietra del ruscello

lavata nel torrente del tuo pianto

per riabbracciarti ancora una volta

prima che faccia giorno.

 Ti aspetterò, Stella splendente

che si tuffa nel mare.

Ti aspetterò lungamente nell’attesa  di rivederti

anche solo per una notte

e odierò le prime luci dell’Aurora.

che ti strappano via  dalle mie braccia.

Io giungerò sempre in te

nella profondità della tua anima

nell’azzurro profondo dei tuoi occhi.

Il mio sospiro

resterà nella tua voce

ed il tuo canto

 diventerà il mio Universo

per sempre… oltre la morte.

 
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