Le Tradizioni

 

Paesaggio tradizionale pugliese

 

Legata visceralmente alla terra e al mare, la Puglia è una regione in cui le tradizioni rappresentano un collante imprescindibile per le comunità. Data la lunghezza e la varietà dei suoi contesti, la Puglia conta le tradizioni più diverse, da nord a sud, dal Gargano a Leuca.

LE TRADIZIONI RELIGIOSE DELLA PUGLIA 

Importantissime sono le tradizioni religiose della Puglia, alcune rinomate al punto da costituire un`attrazione anche per molti turisti che scelgono di trascorrere le vacanze proprio durante certe ricorrenze. Impossibile citarle tutte. Alcune però godono ormai di fama internazionale, come i festeggiamenti in onore di San Nicola di Myra a Bari, La notte delle spade in occasione dei festeggiamenti di San Rocco a Torrepaduli, la Fòcara di Novoli accesa in occasione della festa di Sant`Antonio Abate, e i riti della Settimana Santa di Taranto con la celebre processione dei "perdune". 

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LE TRADIZIONI ENOGASTRONOMICHE

Anche dal punto di vista enogastronomico, per quanto riguarda le tradizioni culinarie, la Puglia non è seconda a nessuna regione. Oltre alla produzione eccellente di olio extravergine di oliva e di vini tra cui spiccano le produzioni del Primitivo, del Negroamaro e del rosato, famose a più latitudini sono le prelibatezze del mare di Puglia, come i polpi e le cruditè che si possono gustare a Bari, il pesce freschissimo di Porto Cesareo, i gamberi rossi di Gallipoli, e i ricci di mare, la cui fama ha varcato i confini regionali diventando un must su tutte le tavole pugliesi in riva al mare, comprese quelle dei turisti. Non di meno sono le tradizioni culinarie dell`entroterra pugliese, con la squisitezza dei formaggi prodotti da mucche e pecore che brucano nelle campagne pugliesi ricche di essenze e profumi che si ritrovano tutti nel sapore dei prodotti caseari, così come nelle pregiate carni, rinomate specie nelle Murge e nella zona di Cisternino: fra tutte le specialità, le bombette, le carni equine e il capocollo di Martina Franca.

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 LE SAGRE DI PUGLIA 

Anche lo street food regala grandi soddisfazioni con eccellenze come il "pasticciotto" e il "rustico", entrambe bontà leccesi, e il fitto calendario di sagre che, da gennaio a dicembre, consente di assaggiare tutte le più particolari bontà della produzione enogastronomica pugliese. Tra le sagre più famose, di sicuro vi sono la Volìa Cazzata (olive schiacciate) di Martano che si tiene in ottobre, la festa della Municeddha (lumache) di Cannole in agosto, la festa del vino novello di Leverano a novembre, l`ultracinquetenne Sagra della zampina di Sammichele di Bari che si tiene in luglio, e il circuito delle Sagre del Capo di Leuca che si svolge da luglio ad agosto nel Basso Salento. 

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LE TRADIZIONI COREUTICHE: LA PIZZICA

 
Si balla a ritmo sostenuto oppure in una danza da corteggiamento: la pizzica è la danza dell`espiazione, della liberazione, del male che si scaccia battendo forte il piede a terra. Per fortuna, la "pizzica" oggi è solo una danza, una musica da ballare, un ritmo su cui divertirsi e per cui scendere in piazza a ritmi irrefrenabili, durante le tantissime feste di paese, le sagre, e l`ormai celeberrimo Festival della Notte della Taranta che ogni anno, in agosto, passa a portare musica e danzatori in diverse piazze fino a confluire a Melpignano, per il concertone che si tiene alla fine di agosto sul piazzale del convento degli Agostiniani, e raduna aritsti di fama mondiale insieme all`orchestra formata da cantori e musicisti locali, per un parterre di oltre 150mila persone. La "pizzica", oggi vettore di divertimento sano e positivo, ha una storia tutt`altro che semplice da raccontare. Quelle note battute da tamburelli e violini sono state, nel passato del Salento, un mezzo per liberarsi dal veleno del "morso della Taranta". Un fenomeno complesso a cui numerosi antropologi ed etnomusicologi hanno dedicato anni di studi e ricerche.
 
Accadeva spesso che, qualche giorno prima della festa dei santi Pietro e Paolo a Galatina, molte donne e qualche uomo cadessero vittime di una malìa che i contadini solevano attribuire al morso del ragno, in campagna, durante la raccolta del tabacco, e dal quale si guariva soltanto danzando sulle note battute dai tamburelli. Non era affatto uno spettacolo divertente, come si potrebbe pensare, ma una vera disgrazia per la famiglia, quasi sempre povera, che doveva pagare i musicanti (spesso barbieri), doveva interrompere il lavoro per giorni e infine accompagnare "la pizzicata" a Galatina alla vigilia della festa per bere l`acqua del pozzo, nella cappella di San Paolo, tutt`ora esistente. Oggi tutte le manifestazioni sono ridotte a puro folklore, la "pizzica" non è più musicoterapia e i "morsi dei ragni" oggi sono invisibili e rimandano ad altro genere di cura. La pizzica si è trasformata in qualcosa di bello, di divertente, di entusiasmante, che riempie le piazze e rallegra i cuori.
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