E' un inno alla luce, nel giorno del solstizio d'estate, la Festa dei Lampioni che si svolge a Calimera in occasione della ricorrenza di San Luigi, il 21 giugno. La festa risale probabilmente al periodo greco-bizantino e coincide con il solstizio d'estate, giorno in cui c'è il massimo della luca naturale. Ed è proprio la luce la vera protagonista di questa piccola ma suggestiva festa. Grandi e piccini si cimentano nella costruzione dei lampioni servendosi di materiali semplici come le canne e la carta velina colorata. La maestria dei calimeresi ha ormai raggiunto un livello cosi alto che i lampioni, con il passare degli anni, hanno preso le forme più svariate: stelle, navi, aeroplani, cavalli. La sera della festa i bellissimi lampioni vengono appesi lungo le viuzze del centro storico e, illuminati dall'interno, creano un affascinante spettacolo di forme e colori. La festa dura due giorni durante i quali in paese si svolgono iniziative gastronomiche e culturali.

 

Fonte: Salento istruzioni per l'uso.


E' un vero tripudio di luci e di colori la festa di Santa Domenica a Scorrano (ogni anno) dal 5 al 7 luglio). Già perchè sono proprio le luminarie ad essere di casa a Scorrano. Da qui, infatti, partono questi singolari artisti-artigiani della luce che con le loro creazioni hanno conquistato il mondo, da Sanremo a Milano, dal Giappone agli Stati Uniti. I loro allestimenti lasciano a bocca aperta  e conquistano soprattutto per la loro imponenza. E' naturale che per la patrona del loro paese, Santa Domenica, si debba riservare il meglio. A Scorrano appartengono i migliori maestri dell'arte delle parature. Non c'è festa nel Salento che non comprenda questi "artistici addobbi", una tradizione che ha origini napoletane, dalla quale i salentini carpirono i segreti elaborando un proprio stile fortemente ispirato al Barocco di questa terra. Le luci delle parature in origine erano ottenute con l'olio, poi si passò al carburo fino all'avvento dell'elettricità che permise di realizzare meravigliosi ricami di luce.

Peculiarità degli addobbi salentini sono le gallerie, sontuose, lunghissime, maestose, perchè facciamo sentire un re chiunque le attraversi. Migliaia e migliaia di piccole lampadine colorate, montate seguendo ancora antichi metodi artigianali, su pezzi di legno d'abete dalle forme tortuose o geometriche, in disegni che sembrano grandissimi uncinetti colorati. La maestria dei paratori salentini ha raggiunto livelli così alti che le loro elaborate opere varcano ormai abitualmente i confini nazionali. Le luminose scenografie possono riprodurre interi monumenti, esaltare, incorniciandole o incastrandosi in esse, antiche architetture, ritrarre addirittura i santi secondo le iconografie che gli appartengono, riescono a tradurre un'illusione in realtà, una realtà fatta di luci che si stagliano nel cielo blu della sera, complice di uno spettacolo semplice eppure emozionante.

 

Fonte: Salento istruzioni per l'uso.


Quando l'esperienza dell'uomo di mare non basta, i pescatori di gallipoli si affidano a Santa Cristina.Un veloce segno della croce, verso la Chiesa della Purità che custodisce la statua della Santa, prima di prendere il largo. Ma Santa Cristina non è solo la protettrice dei pescatori bensì di tutta la città che per tre giorni (ogni anno dal 23 al 25 luglio) le tributa una festa per ringraziarla di aver fatto cessare l'epidemia di colera nel 1867. Si narra che la pestilenza fu così violenta che perfino il cagnolino scolpito ai piedi della statua scomparve, incapace di sopportare la vista di tanta sofferenza.

In questi tre giorni la città si veste a festa, le bande suonano dal mattino allietando le stradine della città vecchia, la processione con la statua in cartapesta della Santa percorre le vie principali, ma lo spettacolo più atteso è il tradizionale gioco "cuccagna a mare"; nel pomeriggio presso l'area portuale giovani e aitanti gallipolini, per la maggior parte pescatori, si cimentano nella scalata di un lungo e scivoloso palo che sporge sul mare sottostante e alla cui estremità è posta la bandierina da conquistare. Da non perdere anche lo spettacolo dei fuochi pirotecnici a mezzanotte dell'ultimo giorno di festa.

 

Fonte: Salento istruzioni per l'uso.


Dalla devozione dei pescatori di Castro, ecco una festa fra le più sentite con un momento imperdibile: il grande spettacolo pirotecnico, con i fuochi d'artificio che esplodono e si specchiano nell'acqua verde dell'incantevole mare della baia di Castro. Lo spettacolo pirotecnico è il momento culminante della Festa per la Madonna del Rosario di Pompei (ogni anno il 12 agosto), nata nel 1896 da un evento miracoloso che bloccò la furia del mare facendo rientrare i pescatori nel minuscolo porticciolo di Castro.

Da allora ebbe inizio la tradizione della messa al porticciolo, su una barca, seguita dall'altrettanto suggestiva processione a mare. La statua della Madonna, vestita di pizzi e merletti, viene trasportata sotto un baldacchino, seguito dalle numerosissime imbarcazioni da diporto, fino all'insenatura dell'Acquaviva e poi ancora fino alla Zinzulusa, lungo tutto il mare di Castro. Al rientro della processione in porto (intorno alle 22) i fuochi d'artificio.

 

Fonte: Salento istruzioni per l'uso.


Ha il nome davvero bizzarro, la Sagra "de la pasta fatt'a casa e de lu porcu paesanu Pri-pri, che si svolge a Montesardo, frazione di Alessano. Il curioso appellativo deriva dall'antica usanza di allevare un maiale nella piazza del paese e sacrificarlo, ben cotto, nell'occasione di una festa. "Pri-pri" era il fratello di "Pri-pro" e "Pri-pra", tutti e tre regolarmente cresciuti in piazza. Per scegliere, dunque, ci volle una democratica votazione tra gli abitanti di Montesardo. Così toccò proprio a "Pri-pri" essere sacrificato per la sagra...Aneddoto a parte, questa sagra si distingue per la genuinità degli ingredienti e l'incredibile varietà dei piatti.

Oltre alla carne di maiale in tutte le salse e la tradizionale pasta fatta in casa, infatti, il menù offre l'opportunità di assaporare piatti antichissimi come la "marenna" (impasto di pane fritto, rape e ceci), "lu ranu passatu", "le pittule" (frittelle di pasta lievitata farcite in diversi modi), "la fritta", le gustose "foje reste" (cicorie selvatiche) e le "zavirne" (tipiche verdure selvatiche). Il tutto accompagnato dal particolarissimo vino "de la Parduidda", prodotto da tipiche uve salentine. La sagra si svolge nel caratteristico centro storico di Montesardo nella prima decade di agosto.

 

Fonte: Salento istruzioni per l'uso.


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