La Cultura in Puglia

« Si ha quasi la sensazione che la letteratura abdichi ai propri statuti affidandosi quasi totalmente al figurativo e all'architettonico. »

La posizione della Puglia è stata un'arma a doppio taglio da un punto di vista economico e culturale. Ubicazione fortunata in epoca classica perché era il ponte naturale per l'Oriente, la Puglia risente tutt'oggi della sia peculiarità di confine culturale tra un Occidente romano-germanico e un Oriente greco-bizantino.

Letteratura

Il Brigantaggio
Immagine di alcuni Briganti
Immagine di alcuni Briganti

Il fenomeno sociale del "Brigantaggio" è oggi considerato sotto una nuova lente dalla storiografia ufficiale, con una valenza politico-sociale che prima era stata oscurata dalla storia retorica del Risorgimento, in cui i Savoia erano i "buoni" mentre i briganti erano solo dei criminali. Ora si pone l'attenzione più verso le cause che hanno determinato l'evento e soprattutto nel fatto di considerarlo una reazione partita dal basso, senza bandiere o padroni, che si prefiggeva come scopo la liberazione dai soprusi che il nuovo ordine politico stava effettuando nell'Italia unificata. La reazione dei contadini che vivevano in una società funzionale, in una burocrazia giusta, un'economia basata su piccole industrie, un'agricoltura arretrata ma che garantiva una vita adeguata, andò contro uno stato Savoiardo amministrativamente arretrato che non fece altro che smontare letteralmente tutte le aziende meridionali, confiscare la flotta navale napoletana, istituire tasse come quella sul macinato, istituire la leva militare obbligatoria.

La posizione della regione è stata un punto di debolezza durante il Medioevo, a causa di un feudalesimo non sviluppato e dipendente da sovrani e capitali lontani. Nel caso specifico la cultura pugliese è stata spesso riflesso della più fortunata cultura napoletana. Capitale del Meridione, la città partenopea, ospitava l'unica Università del sud Italia e rappresentava tappa obbligatoria per gli intellettuali pugliesi. Numerosissimi sono stati i casi di intellettuali che sono partiti per luoghi culturalmente più dinamici e che non hanno fatto più ritorno nella terra d'origine, contribuendo alle attività di città come Roma, Venezia, Torino.

La mancanza di una corte, come avvenne in altre zone d'Italia, ha ridotto la vita culturale pugliese. Lodevoli eccezioni sono state la corte normanna di Federico II, il "puer Apuliae", nel XIII secolo; la corti dei Orsini Del Balzo nell'alto Salento, quella di Isabella d'Aragona e di Bona Sforza a Bari; quella degli Acquaviva a Conversano e Nardò tra il XV secolo e XVI secolo. Questi centri, insieme a centri ecclesiastici e mercantili hanno sviluppato importanti forme culturali e di innovazione capaci di dare impulso alla letteratura.

Nel corso dell'XVIII secolo gli intellettuali pugliesi, a differenza di quanto avvenuto nell'Italia settentrionale non si sono fatti conquistare dai principi dell'Illuminismo. Quando la Borghesia prende coscienza di sé, nel XIX secolo si sviluppa un'attiva cultura scientifica, giuridica, economica e amministrativa. Nel frattempo si diffonde, come nel resto del Mezzogiorno il fenomeno del brigantaggio, grazie al quale avrà origine la cosiddetta letteratura meridionalista. Questa filone culturale, si caratterizzerà in riviste come la "Rassegna Pugliese" di Valdemaro Vecchi, e sarà il punto di partenza per lo sviluppo di un'importante editoria, la Laterza.

Il XX secolo è segnato da una profonda riflessione meridionalista e da un sentito antifascismo, esempio lampante è stato Tommaso Fiore.

Profilo linguistico

I dialetti della Puglia

I dialetti della Puglia

I dialetti della Puglia sono numerosi e molto diversi tra loro, ma possono comunque essere classificati entro due gruppi fondamentali: quello dei dialetti meridionali italiani e quello dei dialetti meridionali italiani estremi.

Secondo una classificazione ormai consolidata sin dagli ultimi decenni del XIX secolo, il territorio dei dialetti meridionali italiani si estende dall'Adriatico al Tirreno e allo Jonio, e più precisamente dal corso del fiume Aso, a nord (nelle Marche meridionali, fra le provincie di Ascoli Piceno e Fermo), fino a quello del fiume Coscile, a sud (nella Calabria settentrionale, provincia di Cosenza), e da una linea che unisce, approssimativamente, il Circeo ad Accumoli a nord-ovest, fino alla strada Taranto-Ostuni a sud-est.

Il gruppo meridionale estremo è un'insieme di parlate romanze dell'Italia meridionale con caratteristiche fonetiche e sintattiche comuni, e con esperienze letterarie di prestigio legate agli sviluppi della lingua siciliana. Appartiene alla famiglia delle lingue indoeuropee. Tradizionalmente sono ascritti al gruppo siciliano i dialetti del Salento (l'intera province di Lecce, le parti di quelle di Brindisi e di Taranto a sud della soglia messapica), della Sicilia intera e della Calabria meridionale (a sud della Sila).

Dialetto barese

Dove è parlato il barese
Dove è parlato il barese

Il dialetto barese è una varietà linguistica romanza, un idioma che si è costruito gradualmente, modificato dai vari insediamenti di popolazioni straniere susseguitesi nell'area geografica interessata, a partire da quelle spagnole per finire a quelle balcaniche, che ne hanno donato un'inflessione per molti incomprensibile, soprattutto in relazione al livello fonologico dell'analisi linguistica.

Il barese viene parlato grosso modo in tutta la provincia di Bari e in quella di Barletta-Andria-Trani. A nord ha zone d'influenza nella provincia di Foggia, dove però si parla il dialetto foggiano che può essere visto come un dialetto barese fortemente influenzato dal napoletano. A ovest si diffonde anche nella provincia di Matera il cui dialetto non presenta evidentissime differenze con quello barese, soprattutto nella cadenza melodica, quindi a sud arriva fino la soglia messapica lungo una linea ideale che va da Taranto, dove si parla il tarantino, a Ostuni (BR), al di sotto della quale si parla il salentino. Influenze di dialetto barese sono avvertibili anche nella zona settentrionale della provincia di Potenza, precisamente in alcuni comuni del Vulture (Venosa, Rionero in Vulture, Atella, Melfi) e in quelli della zona ofantina (Lavello, Montemilone).

Dialetto foggiano

Dove sono parlati i dialetti foggiani
Dove sono parlati i dialetti foggiani
Dove è parlato il tarantino

Dove è parlato il tarantino

Il dialetto foggiano è una variante di lingua romanza parlata a Foggia fino ad oggi. Rientrando nei dialetti pugliesi settentrionali a loro volta connessi al gruppo dei dialetti italiani meridionali, il foggiano può essere considerato una via di mezzo tra il dialetto barese e il dialetto napoletano.

Non è possibile trascrivere il dialetto di Foggia con i segni dell'italiano in quanto l'italiano dispone di sette suoni vocalici, mentre il dialetto di Foggia riconosce ben quattordici vocali compresi gli allofoni ("schwa", vocale muta). Il dialetto riconosce il suo vocalismo nel sistema vocalico latino più diffuso, comune al gruppo di partenza, ossia un gruppo proto-romanzo di sette vocali in cui gli esiti di i ed o brevi si uniscono con quelli di i ed o lunga.

Dialetto tarantino

Il dialetto tarantino è parlato nella città di Taranto, influenza la parte settentrionale dell'omonima provincia con le sue varianti (massafrese, crispianese, etc.). Il tarantino ha la particolarità di essere un idioma comunale, ossia la sua variante più pura è parlata esclusivamente entro i confini della città.

La colonizzazione dei Greci ha lasciato un notevole influsso linguistico, sia dal punto di vista lessicale che morfo-sintattico, nonché un particolarissimo accento che secondo gli studiosi doveva corrispondere all'antica cadenza dorica. Questi influssi sono ancora oggi notabili in parole di origine greca.[44]Successivamente la città diventò dominio romano, dando così un tratto più romanzo alla sua lingua e introducendo vocaboli volgari,[45] nonché la circonlocuzione verbale con il verbo scére + gerundio (dal latino ire iendo), e l'affievolimento delle -i- atone. Durante il periodo bizantino e longobardo, la lingua tarantina acquistò un carattere molto originale per l'epoca: le o vengono mutate in ue, le e in ie, ed il vocabolario si arricchì di nuovi vocaboli.[46] Con l'arrivo dei Normanni nel 1071 e degli Angioini fino al 1400, la lingua perse buona parte dei suoi tratti orientali e venne influenzata da elementi francesi[47] e gallo-italici, come la e muta finale.

Nel Medioevo, la città divenne dominio saraceno con la conseguente introduzione di vocaboli arabi,[48] mentre nel 1502 Taranto cadde sotto il dominio degli Aragonesi; per tre secoli lo spagnolo fu la lingua ufficiale della città, e attraverso di esso entrarono a far parte del vocabolario tarantino altri vocaboli.[49] Nel 1801 la città fu di nuovo sotto il dominio delle truppe francesi, che lasciarono definitivamente la loro impronta linguistica provenzale.

Dialetto salentino

Dove è parlato il dialetto salentino

Dove è parlato il dialetto salentino

Il dialetto salentino è parlato nel Salento, territorio della Puglia meridionale. Appartiene al gruppo siciliano (chiamato anche gruppo tricalabro o gruppo meridionale estremo). L'area del dialetto salentino comprende l'intera provincia di Lecce, gran parte della provincia di Brindisi e la parte meridionale della provincia di Taranto.

Il dialetto salentino si presenta carico di influenze provenienti dalle dominazioni e dei popoli stabilitisi in questi territori che si sono susseguite nei secoli: greci, bizantini, longobardi, francesi, spagnoli, albanesi, arabi.
Si tratta, ad ogni modo, di dialetti romanzi, che in tutto il medioevo furono contrapposti ai dialetti ellenofoni altrettanto diffusi nella regione. Il lessico salentino ha preso molti prestiti da altre lingue romanze (spagnolo e francese), risentendo solo marginalmente dell'influsso dei dialetti greci già citati. Tali parlate diedero vita per secoli ad una sorta di area bilingue, di cui oggi abbiamo ancora testimonianza nell'area della Grecìa Salentina.

La distinzione tra il dialetto pugliese e il salentino si ritrova soprattutto nella fonetica: il dialetto pugliese tende a rendere sonori i gruppi latini come nt, nc, mp in nd, ng, mb come le s in z, mentre il dialetto salentino li conserva intatti.

Il salentino si divide in 2 rami: il dialetto leccese (con le sue varianti) e il dialetto brindisino, parlato in provincia di Brindisi e nella zona orientale del Tarantino.

Architettura e urbanistica 

Da un punto di vista urbanistico, la Puglia si caratterizza, rispetto al resto d'Italia, per la presenza di relativamente pochi comuni, di medio-grandi dimensioni.

I comuni pugliesi hanno mantenuto la loro struttura mediovale inalterata fino al XIX secolo quando i borghi, ancora chiusi nelle loro mura e torri, cominciano a espandersi. Questa situazione si verificò per due ordini di ragioni: le necessità di difesa delle città vennero meno e nello stesso tempo si registrò un aumento di popolazione che non poteva essere contenuta negli antichi borghi. In epoca moderna, la regione ha visto trasformare le sue città con alcuni esempi del periodo liberty, e la costruzioni di numerose strutture pubbliche nel periodo fascista.

Tradizioni musicali

Ballerini di pizzica durante il concerto dei Taricata

Ballerini di pizzica durante il concerto dei Taricata
Musica folk

Musica di matrice rurale, quadriglia, mazurka e valzer fiorato sviluppatosi dalla liuteria della fascia artigiana.

Tarantella

La tarantella, detta anche còrea, è una danza popolare dell'Italia meridionale, in tempo veloce, in metro di 6/8 e per lo più in modo minore. Alcune tipologie hanno una metrica con dei fraseggi melodici e ritmici in 4/4 (una sestina ogni movimento, su bpm da 60 a 90); alcune pizziche, la pizzica scherma, alcune varianti peloritane ed agrigentine presentano fraseggi completi in 4, e, soprattutto, 16 movimenti. Nella fattispecie Carpino, piccolo centro del Gargano, mantiene una tradizione molto attiva. La musica, probabilmente influenzata dalla cultura araba o slava, corrono sul quarto di tono e vengono accompagnate con voce, con la chitarra battente, la chitarra francese, le castagnole e il tamburo.

Pizzica

Di particolare interesse antropologico sono l'ormai estinto fenomeno del tarantismo una forma isterica di straordinario impatto scenico, e l'invece rimontante culto per la pizzica la musica tradizionale e battente che un tempo accompagnava i riti di guarigione delle tarantate, cioè delle donne che si credeva fossero state morse dalla tarantola. In realtà, si trattava di un originale modo di manifestarsi dell'isteria. L'antropologo Ernesto de Martino condusse degli storici studi sul fenomeno, poi confluiti nel classico testo "La terra del rimorso". Nella pizzica tradizionale si balla in coppia. La coppia non necessariamente deve essere formata da individui di sesso opposto: abbastanza comunemente danzano insieme due donne, mentre al giorno d'oggi è sempre più raro osservare due uomini ballare insieme, nonostante in passato la danza fra due uomini fosse molto più frequente di quella fra un uomo ed una donna. Un esempio di danza tra due uomini è riscontrabile, però, ancora oggi nella tradizione ostunese, dove è comune vedere due uomini a ballare, dove uno dei due impersona, o meglio, imita ironicamente, il ruolo della donna.